bersagli (1968)

 bersagli (1968)

REGIA: Peter Bogdanovich

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TRAMA

Un attore veterano del cinema horror,ormai anziano, vuole chiudere la sua carriera e godersi la sua liberta'.Nel frattempo,uno squilibrato gira con un fucile di precisione uccidendo passanti e persone senza una ragione.Ma le due strade sono destinate ad incontrarsi e chiudersi in un modo inaspettato.


RECENSIONE

L'esordio di Bogdanovich e' interessante e crea una dicotomia notevole,Il film si divide in due storie, dove una e' "il vecchio cinema", oramai anziano e vetusto, e l altro, un cinema violento, che mira ad andare in una direzione "folle".Mentre il personaggio di Boris Karloff, rappresenta il cinema (che vince sulla realta') ed il ragazzo rappresenta un arealta' che vuole "evadere" ed "entrare"(proprio come fa figurativamente il ragazzo dietro il grande schermo del drive in) nel cinema stesso.Nonostante l 'abilita' del regista americano, la pellicola non e' certo di facile comprensione, ed il personaggio del ragazzo mira a confondere notevolemente e destabilizza il tutto.La follia infatti nel film diventa violenza sugli affetti, voglia di evadere, la ragione non c entra, c entra la voglia di "uccidere" cio che rappresenta "un vincolo alla personalita'"( ben fatta la scena del buio in cui il ragazzo fuma le sigarette e aspetta al sua ragazza, cio' mostra come la parte oscura dell'inconscio ha preso ormai il sopravvento) ma il perche' sia nata non ci e' dato saperlo, forse e' nata perche "l'occhio del mirino e' entraro nel personaggio di Boris, un attore esperto dell'horror", ma infatti esiste un solo punto di collegamento tra le due storie, ovvero entrambi hanno a che fare con l'horror, ma l horror reale perdera' con il cinema, un cinema che "disarma" il nuovo e che crea una dimensione del tutto inesplorata riguardo la rinascita del cinema, e qui entra la poetica di Bogdanovich.

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